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Kind of Blue. Un impresa. Part 1

Kind of Blue , Miles Davis 1959

Kind of Blue: Davis. Cobb, Coltrane, Adderley, Kelly, Evans, Chambers. 1959 Columbia.

Lo definirono il primo album del Jazz modale. Personalmente è un primo album e basta. Inclassificabile. C’è chi scrisse che è stato concepito in paradiso. Ma dato che pare che il paradiso abbia qualcosa a che fare con Dio, e noi non siamo altro che una sua rarefatta copia concepita in uno di quei giorni in cui si annoiava parecchio, allora penso che in quei giorni di intense registrazioni Miles e compagni  si siano connessi con qualche strana band aliena. Si Kind of Blue è Alieno. Out. Fuori da qualsiasi standart allora solo ipotizzato, è uno slancio di genio in un jazz che session dopo session cresceva a dismisura lasciandosi alle spalle per sempre il suo vecchio cool.beat.swing e incominciava a presentarsi più disordinato e indecifrabile alle orecchie  di un ascolto disattento. Un beat libero, legato solo all’inconscio del musicista. Un feeling straordinario lega il tutto in un ritmo incalzante e penetrante.  Beat dopo beat il mio battito rallenta fino ad arrestarsi in Blue in Green. Il tempo è relativo. In teoria 55min e 16sec , ma non è vero, dura molto di più. Ricordo ancora il giorno in cui lo scoprì, come si fa con i tesori. Pioveva e facevo il ginnasio, e mi fermai in edicola e lo vidi allegato ad un settimanale, così lo presi, senza una ragione precisa, ero affamata di tutto ciò di cui non conoscevo l’esistenza. Ai primi ascolti non compresi di che si trattava, ascoltavo all’infinito Blue in Green, le altre erano troppo prepotenti e estranee al concetto che allora potevo avere di musica. Non mollai, e presto imparai a conoscerlo meglio, me ne innamorai, da allora lo porto con me, pronto a riaffiorare in una silenziosa attesa o in qualche standby giornaliero. Non va ascoltato spesso, se ne potrebbe perdere il senso. Si afferra solo se non si hanno i riflessi pronti. Kind of Blue è un’ascesa, un viaggio impetuoso, ma ricco di piaceri sconosciuti, a cui non sappiamo sottrarci. E’ in salita come le mete irragiungibili, un sentiero scosceso ai confini dell’inconscio. Ed ora chiediamoci qual è l’ingrediente segreto, l’improvvisazione?. Probabilmente. Una pozione bizzarra, rasenta la perfezione, eppure l’incognita è il caos. Che poi di caos non si tratta. In verità si tratta di sintonia. Una sinfonia.sintonica. Mi viene in mente Gershwin che finì la partitura di Rapsody in Blue poco tempo prima dell’esibizione. Magari è il tocco di Blue che porta fortuna. Concludo per ora. Insomma di Kind of Blue non possiamo privarcene. Non posso che riportare la memorabile frase di Jimmy Cobb, il batterista: <<This Record must have made in Heaven>>

Continua…

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