Zombie Work in Progress

Fela Kuti a cavallo degli anni settanta urlava a suon di tromba contro i poliziotti Nigeriani. E in Italia quanti Zombie ci sono?

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

The Köln Concert. Keith Jarrett. Best Free Album.

Ascoltare Keith Jarrett è un esperienza mistica. A differenza di altro jazz, Jarrett si classifica spesso in solitudine, la sua musica è diversa. Non mi riferisco ad un aspetto solamente qualitativo, preferisco definire la sua diversità nell’approccio, ma sarebbe troppo scontato, e non scrivo per ovvietà, o almeno questo è l’intento. Userei più piacevolmente il termine imprevedibile, ma soffrirebbe delle stesse lacune del precedente. Jarrett è quasi occulto. Soffre di un mood misterioso, è troppo intimo, se si sta attenti  si sente scorrere nero su bianco, mentre sfiora i tasti in un estasi quasi inspiegabile.

Immagine

L’esempio perfetto è la registrazione del concerto di Colonia nel 1975, nel suo tour europeo. The Koln Concert è il manifesto per eccellenza di libertà e linguaggio musicale. In questo caso andiamo oltre il Jazz, assurdo da dirsi, ma sarebbe restrittivo ritenerlo solo Jazz. Come se volesse illuderci, il piano ci disorienta facendoci credere una volta di essere in una Bluesession e una manciata di minuti dopo bastano poche note per sentirci in altri generi, dal Gospel ad ogni genere di Jazz. Ritmi frenetici seguiti da tonfi e crossroads musicali, di una efficacia sorprendente, come al 34′ minuto, dove il piano si ritrasforma. Il tutto nella più totale improvvisazione. E’ ormai celebre l’astio di Jarrett verso le numerose richieste per trascriverne la musica, il suo intento era di lasciare andare la musica così come era venuta, ma sappiamo non andrà così. Infatti le composizioni del concerto verranno trascritte anche per chitarra classica. E’ stato definito il miglior album solista per improvvisazione.

Nonostante sia celebre per gli strani gemiti, con i quali quasi inconsapevolmente accompagna il piano, in questa registrazione non sono molti. Ma la sensazione che emerge è la stessa, quella di un profondo dialogo con lo strumento. Questo album ci concede un ennesimo pass-temporaneo per il mondo parrallelo in cui si rifugia Jarrett mentre esegue la sua musica, un mondo privato e non molto chiaro, di certo assolutamente sublime. E come per i più grandi incomprensibili, Keith Jarrett non si discute, lo si ascolta e basta in un religioso silenzio. Cosa che di certo non avrebbe condiviso lo spettatore, che nell’incipit del concerto, mentre Jarrett cita la musica dell’Opera di Colonia, si lascia scappare una sonora risata.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Italians. Gente prevedibile.

E così si apre un nuovo amaro capitolo della storia Italiana. Oggi siamo al centro del mondo. Che bella figura devo dire, degna di un recidivo cronico. Eppure dovremmo essere a festeggiare, felici di aver cambiato il nostro paese dopo anni di tirannie mediatiche e pagliacci in sella alle poltrone, quelle che spettano ai competenti, ai Politici che non dovrebbero aver dimenticato il significato di πολιτικος. Politica come sinonimo di fare, voce e rappresentanza di tutti, al lavoro per i miei, tuoi, vostri e loro diritti. Questo si insegna sui libri di scuola, in bocca ai politici non si sente spesso, e se anche dovessero pronunciare discorsi simili sarebbe demagogia nella maggior parte dei casi. Queste Elezioni hanno dimostrato come basti riempire una piazza urlando promesse utopistiche o vagabondare in televisione per prendere voti. O nel peggiore dei casi scrivere nero su bianco a tutti gli italiani. In pochi credevano che ci sarebbe stato l’ennesimo ritorno di fiamma, ma noi Italiani siamo proprio dei romanticoni. E così volendo sentire solo frasi dove la parola Imu è padrona, ci siamo ricascati, ancora una volta. Ed io che volevo fare un viaggio in Grecia, se continuiamo così, basterà affacciarmi alla finestra e guardare per strada. E non posso far altro che pensare ai sacrifici che abbiamo dovuto sopportare per la nostra Italia.

unitab

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Bellas Mariposas di Salvatore Mereu.

La cineteca di Bologna questo mese si tinge di un pò di Sardegna ”adottando” se mi consentite il nuovo film di Salvatore Mereu , liberametne tratto dall’omonimo racconto di Sergio Atzeni, uno dell’olimpo della letteratura italiana del novecento. C’è ora da chiedersi se il sardonico Mereu sia riuscito nell’impresa di confezionare un film su un così particolare racconto di Atzeni di sole 50 pagine. Direi di si. Il Film si tramuta in un sublime visione dell’adolescenza , trattando con leggerezza i temi disperati della periferia.

Bellas Mariposas è un giovane inno alla vita, è un film documentario sulla peggio periferia di Casteddu, quella sconosciuta e dietro i guardrails, al confine tra le grandi vie d’asfalto verso la città e i campi.  La trama si svolge in una sola giornata, dal mattino alla sera, tra i palazzi grigi e la arida Cagliari estiva. Non si può fare a meno di sorridere nel vedere la complicità delle due giovani protagoniste sorelle e amiche, in un intreccio complesso di tragedie familiari e altrettante sociali, un quadro di Cagliari diverso, ma pur sempre una fetta di città che non va tralasciata. Non vi scriverò nient’altro, mi aspetto che andiate a vederlo voi stessi, ne vale la pena. Sosteniamo il cinema che non ama la grande Distribuzione. ImmagineImmagine

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

”La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Come avrete notato il titolo di questo articolo è un articolo della nostra Costituzione Italiana. Bene ora dopo essere stati delucidati sui vostri diritti, provate a mettervi nei panni di uno studente fuori sede sardo, che cosa farà il giorno delle elezioni? prenderà un aereo e andrà a votare? ci rinuncerà dato il costo? non voterà e passerà l’intera giornata a pensare al danno che ha provocato al suo paese? o se ne frega dato che votare non lo riguarda più di tanto visto i candidati a queste elezioni? Bè molto sinceramente non penso sia l’ultima opzione. Queste dovrebbero essere le elezioni dei giovani per i giovani, un chance per cambiare questo vecchio paese di poltrone usurate, lerce come i divani sotto la pioggia nelle periferie.

I giovani studenti fuori sede non hanno scelta invece, o spendono o non votano. Assurdo. Mi chiedo che cosa ci vuole a farli votare nel seggio piu vicino , magari con un documento che attesti il loro status di studenti fuori sede o una delibera dal proprio comune di provenienza. Non dev’essere poi cosi difficile insomma. Mancano due sole settimane al voto e nessun spiraglio di luce o cambiamento sembra giungere per questi giovani. Si perderanno cosi migliaia e migliaia di elettori.

Tutto ciò è semplicemente ANTICOSTITUZIONALE, parola che negli ultimi anni è raro non trovare nero su bianco sui tutti i quotidiani. Che paese strano l’Italia, si fregia di una costituzione meravigliosa, cosi bella che al giorno d’oggi p quasi sinonimo di sogno utopistico. Sogno a cui dobbiamo credere. Un gruppo di giovani sardi mette all’asta la scheda elettorale su ebay:  http://www.ebay.it/itm/Lotto-di-114-Tessere-Elettorali-/160969692484?

Insomma per completare questa lunga Odissea al seggio di voto , dovrei Navigare in un mucchio di quattrini. Che amarezza.elezioni

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Mingus Ah Uh. Mingus Oh Yeah.

1959 anno di grande musica, e di qualche mancamento. Intorno ai mesi in cui si registrò la prima sessione di Kind of Blue, a marzo Lester Young ci lasciò per altri beat. Così il buon genio Mingus compose Goodbye Pork Pie Hat, contenuta in Mingua Ah Um, un capolavoro, l’ennesimo manifesto del genio.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Mingus Ah Um. Mingus Oh Yeah.

1959 anno di grande musica, e di qualche mancamento. Intorno ai mesi in cui si registrò la prima sessione di Kind of Blue, a marzo Lester Young ci lasciò per altri beat. Così il buon genio Mingus compose Goodbye Pork Pie Hat, contenuta in Mingua Ah Um, un capolavoro, l’ennesimo manifesto del genio.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Kind of Blue. Un impresa. Part 1

Kind of Blue , Miles Davis 1959

Kind of Blue: Davis. Cobb, Coltrane, Adderley, Kelly, Evans, Chambers. 1959 Columbia.

Lo definirono il primo album del Jazz modale. Personalmente è un primo album e basta. Inclassificabile. C’è chi scrisse che è stato concepito in paradiso. Ma dato che pare che il paradiso abbia qualcosa a che fare con Dio, e noi non siamo altro che una sua rarefatta copia concepita in uno di quei giorni in cui si annoiava parecchio, allora penso che in quei giorni di intense registrazioni Miles e compagni  si siano connessi con qualche strana band aliena. Si Kind of Blue è Alieno. Out. Fuori da qualsiasi standart allora solo ipotizzato, è uno slancio di genio in un jazz che session dopo session cresceva a dismisura lasciandosi alle spalle per sempre il suo vecchio cool.beat.swing e incominciava a presentarsi più disordinato e indecifrabile alle orecchie  di un ascolto disattento. Un beat libero, legato solo all’inconscio del musicista. Un feeling straordinario lega il tutto in un ritmo incalzante e penetrante.  Beat dopo beat il mio battito rallenta fino ad arrestarsi in Blue in Green. Il tempo è relativo. In teoria 55min e 16sec , ma non è vero, dura molto di più. Ricordo ancora il giorno in cui lo scoprì, come si fa con i tesori. Pioveva e facevo il ginnasio, e mi fermai in edicola e lo vidi allegato ad un settimanale, così lo presi, senza una ragione precisa, ero affamata di tutto ciò di cui non conoscevo l’esistenza. Ai primi ascolti non compresi di che si trattava, ascoltavo all’infinito Blue in Green, le altre erano troppo prepotenti e estranee al concetto che allora potevo avere di musica. Non mollai, e presto imparai a conoscerlo meglio, me ne innamorai, da allora lo porto con me, pronto a riaffiorare in una silenziosa attesa o in qualche standby giornaliero. Non va ascoltato spesso, se ne potrebbe perdere il senso. Si afferra solo se non si hanno i riflessi pronti. Kind of Blue è un’ascesa, un viaggio impetuoso, ma ricco di piaceri sconosciuti, a cui non sappiamo sottrarci. E’ in salita come le mete irragiungibili, un sentiero scosceso ai confini dell’inconscio. Ed ora chiediamoci qual è l’ingrediente segreto, l’improvvisazione?. Probabilmente. Una pozione bizzarra, rasenta la perfezione, eppure l’incognita è il caos. Che poi di caos non si tratta. In verità si tratta di sintonia. Una sinfonia.sintonica. Mi viene in mente Gershwin che finì la partitura di Rapsody in Blue poco tempo prima dell’esibizione. Magari è il tocco di Blue che porta fortuna. Concludo per ora. Insomma di Kind of Blue non possiamo privarcene. Non posso che riportare la memorabile frase di Jimmy Cobb, il batterista: <<This Record must have made in Heaven>>

Continua…

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Rossella Urru e i Sardi Infelici.

Oggi l’Unione Sarda, il principale quotidiano sardo, in un articolo su Rossella Urru riporta la sua  ultima dichiarazione:

“I cooperanti – ha detto – non sono poveri illusi che inseguono utopie irrealizzabili o persone stravaganti che amano viaggiare nei Paesi esotici. Illusi sono quelli che pensano di essere al sicuro nel loro piccolo mondo e non hanno ancora capito che invece è tutto connesso”.

Ora la mia indignazione viene dai commenti sottostanti che vi consiglio di andare a leggere, per rendervi conto della situazione di consapevolezza sociale in cui verte la Sardegna e l’Italia tutta. Frasi forti, senza senso logico e frutto di una disinformazione e disincomprensione della vicenda. Giovani come Rossella dovrebbero essere risorse preziose per lo Stato Italiano, una scelta simile denota un coraggio notevole ma soppratutto un amore per gli altri, che al giorno d’oggi non è facile riscontrare tra i giovani, oramai avvezzi a vivere in una società tiranna e priva di sensibilità. L’esempio di Rossella è un seme in un deserto polveroso che lascia alle sue spalle solo macerie e disillusioni. Leggere frasi di persone che pensano che Rossella sia andata lì a fare la Radical Chic o solo a rischiare la vita per qualche strano ideale denota sintomi di una Italia marcia e malata. Secondo la logica di queste persone la cooperazione di Rossella è più utile nel suo paese, dimenticando che oltre ai problemi economici, ce ne sono degli altri tipo il diritto di non dover crescere i propri figli in mezzo alla guerra o vivere tutelati da una buona costituzione come la nostra. Come afferma Rossella il tutto è connesso, e la situazione attuale europea-mondiale è un esempio perfetto.

Concludendo, insomma quei commenti mi hanno messo paura, continuerò a supportare nel mio piccolo Rossella Urru e quello che alcuni commentatori hanno definito ”hobby dell’avventura”. Dovremmo andarci più spesso all’avventura.

 

Contrassegnato da tag , , , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: